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Da dove arrivano gli attacchi al sito? Ogni IP nei log è un collegamento
Ci clicchi e ottieni nazione, proprietario della rete e AS dietro il tentativo. Poi blocchi quell'indirizzo, o l'intera nazione, senza aprire un secondo strumento.Dalla riga di log all'origine dell'attacco in tre clic, non in tre schede del browser.
Risalire a un tentativo di solito significa copiare un indirizzo, aprire un sito di lookup, aprirne un altro per il WHOIS e poi tornare indietro per aggiungerlo a un elenco. Deskmode tiene tutti e quattro i passaggi dentro la bacheca.
Il widget riassume i tentativi bloccati nelle ultime 24 ore e negli ultimi 7 giorni, gli accessi falliti nelle ultime 24 ore e un grafico a 7 giorni con le due serie tracciate separatamente: una richiesta rifiutata dalle tue regole e una password sbagliata non sono lo stesso evento e non vengono mai sommate. Sotto, le cinque nazioni con più blocchi nell'ultimo giorno e una mappa in cui ogni nazione è un cerchio la cui area è proporzionale ai blocchi, così una sorgente molto grande non cancella visivamente tutte le altre.
Quando sai da dove arriva il traffico, il geofencing lo traduce in regola: consenti solo le nazioni che scegli, sul modulo di login o sull'intero sito.
Anti-lockout: se salvi regole che lascerebbero fuori il tuo stesso indirizzo, il tuo IP viene aggiunto automaticamente alla allowlist. Tracciare un attaccante non deve mai chiudere fuori l'amministratore.
Due parole sulla ricerca IP WordPress: il widget legge il contatore, non il log. Il log dettagliato è frenato a una voce ogni dieci minuti per indirizzo, perché un attacco non lo saturi.
Domande frequenti
Cinque risposte su cosa si scopre di un indirizzo, quanto è attendibile e cosa esce dal tuo server.
Il record DNS inverso, nazione e codice nazione, regione, città, provider, organizzazione e numero AS, con la posizione su una mappa. Accanto trovi quanti domini risolvono sullo stesso indirizzo — utile per distinguere un attaccante dedicato da un hosting condiviso — e il risultato del controllo su cinque blacklist.
Il dettaglio dell’AS aggiunge l’operatore che possiede la rete, il registro regionale, la data di assegnazione e i prefissi annunciati: è quello che permette di capire se dietro c’è una linea domestica, un hosting o un nodo di uscita VPN.
Affidabile a livello di nazione, molto meno a livello di città. I database di geolocalizzazione associano blocchi di indirizzi a coordinate approssimative, e per gli IP mobili o dietro grandi provider la città indicata è spesso la sede dell’operatore, non quella di chi si è collegato.
Per questo la nazione va bene per prendere decisioni — è su quella che lavora il geofencing — mentre città e coordinate vanno lette come indicazione, non come prova. Nel verificare da dove arrivano gli attacchi al sito, è più che sufficiente sapere solamente i dati della nazione.
Le cinque zone controllate sono blacklist antispam, tra cui la più nota è la lista ZEN di Spamhaus. Trovarci dentro un indirizzo significa che è già stato segnalato per invio di spam o per appartenenza a una botnet.
È un indizio forte ma non una condanna: gli indirizzi dinamici cambiano proprietario e una segnalazione può essere vecchia. Vale come conferma quando hai già altri motivi di sospetto, non come unico criterio per bloccare qualcuno.
Soltanto l’indirizzo o il dominio che digiti. La geolocalizzazione passa da ip-api.com, i dati sull’AS da BGPView con RIPEstat come riserva, e il conteggio dei domini condivisi da HackerTarget. Nessun contenuto del tuo sito e nessun dato dei tuoi visitatori viene inviato da nessuna parte.
I risultati vengono messi in cache per sei ore, quindi cercare due volte lo stesso indirizzo costa una richiesta e non due. La libreria della mappa viaggia dentro il plugin: da OpenStreetMap arrivano solo le tile, e nella tua bacheca non entra alcuno script di terze parti.
Sì. Ogni indirizzo che compare nel registro attività o nella schermata di sicurezza apre la ricerca già compilata, e accanto trova il pulsante Blocca, che lo aggiunge alla blocklist senza ricaricare la pagina.
Se l’indirizzo è già nella allowlist il pulsante non compare affatto: la allowlist ha la precedenza, quindi bloccarlo non avrebbe alcun effetto e mostrare quel pulsante sarebbe una promessa falsa. Ogni ricerca richiede il permesso di gestire le opzioni del sito e un nonce valido.