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Registro attività WordPress
Il registro attività di WordPress raccoglie diciotto tipi di evento in un’unica tabella filtrabile, con utente, indirizzo IP e nazione su ogni riga. Quando qualcosa smette di funzionare, o compare un amministratore che nessuno ricorda di aver creato, la risposta è lì.
monitorare gli accessi di WordPress e ricostruire un incidente minuto per minuto
Ogni voce porta con sé data e ora, l’utente, l’indirizzo IP, la nazione, l’azione, l’oggetto a cui si riferisce e una riga di dettaglio. Filtra per tipo di evento, cerca per utente, indirizzo o oggetto: la sequenza diventa leggibile.
Dal monitorare gli accessi di WordPress al tracciamento o sapere chi ha modificato il sito WordPress: ogni indirizzo è un collegamento: un clic apre la ricerca IP già compilata, con nazione, provider e numero AS di chi ha generato quella riga.
Privacy. Il registro conserva indirizzi IP e nomi utente, che sono dati personali ai sensi del GDPR. Indicalo nella tua privacy policy insieme al periodo di conservazione che applichi davvero: il tetto delle diecimila voci non è una scadenza temporale, quindi su un sito poco trafficato una voce può restare per anni. L'indirizzo IP è considerato un dato personale se permette di identificare una persona, anche in modo indiretto. La sua registrazione non richiede il consenso dell'utente se rispetta le regole del Garante Privacy. : Salvare l'IP è lecito senza consenso per scopi di sicurezza informatica, come bloccare attacchi o scoprire reati online.
Domande frequenti
Cinque risposte su cosa viene registrato, quanto pesa sul sito e cosa dice la normativa sui dati che conserva.
Apri il registro e filtri per tipo di evento. Ogni riga dice chi ha fatto l’azione, quando, da quale indirizzo IP e su quale oggetto: il plugin attivato, il tema cambiato, il contenuto eliminato, la pagina di impostazioni salvata.
Il caso più utile è quello meno evidente. Quando un sito “smette di funzionare da solo”, quasi sempre qualcuno ha attivato o aggiornato qualcosa poco prima: incrociare l’ora del guasto con le voci del registro riduce la ricerca a pochi secondi, invece di una mattinata passata a disattivare plugin uno per uno.
Diciotto tipi, divisi in tre famiglie. Autenticazione: accessi, uscite, tentativi falliti, accesso negato alla pagina di login, reimpostazioni della password e i blocchi in cui la password era corretta. Utenti: account creati, eliminati e ogni cambio di ruolo. Sito: plugin attivati e disattivati, cambi di tema, aggiornamenti installati, contenuti pubblicati, ritirati o eliminati, e salvataggi delle impostazioni di Deskmode.
L’evento a cui prestare più attenzione è il blocco con password corretta: significa che qualcuno possiede credenziali valide e a fermarlo sono soltanto le tue regole.
No, e la ragione sta in una scelta tecnica. Gli eventi finiscono in una tabella di database dedicata, indicizzata per data, azione e IP. Molti plugin salvano invece i log in un’opzione di WordPress: quell’opzione viene caricata a ogni richiesta e riscritta per intero a ogni nuovo evento, e più cresce più pesa.
La nazione di ogni voce viene letta dalla cache che il modulo di sicurezza ha già riempito, quindi scrivere una riga non genera mai una chiamata verso l’esterno. E il registro conserva le diecimila voci più recenti, eliminando le più vecchie, così non cresce all’infinito.
Sì, ogni indirizzo nel registro è un collegamento. Un clic apre la pagina Network Info già compilata con quell’IP e mostra nazione, regione, città, provider, organizzazione e numero AS, con la posizione sulla mappa e il controllo su cinque blacklist.
Accanto all’indirizzo c’è anche il pulsante Blocca, che lo aggiunge all’elenco dei bloccati senza ricaricare la pagina. Se l’indirizzo è già autorizzato il pulsante non compare: la allowlist ha la precedenza, quindi bloccarlo non avrebbe alcun effetto.
Il registro conserva indirizzi IP e nomi utente, che sono dati personali. Il plugin ti dà gli strumenti per gestirli — la raccolta si disattiva del tutto, il registro si svuota dalla pagina con una conferma, e nulla viene mai inviato a server esterni — ma la conformità dipende da come li usi.
Due cose vanno fatte da te: indicare il trattamento nella privacy policy con la base giuridica corretta, di norma il legittimo interesse alla sicurezza del sito, e dichiarare un periodo di conservazione realistico. Attenzione: il tetto delle diecimila voci non è una scadenza temporale, quindi su un sito poco trafficato una voce può restare per anni. Se dichiari trenta giorni, devi svuotare il registro di conseguenza.