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Se da lì non accede nessuno, chiudi.
Consenti l'accesso solo dai Paesi e dagli indirizzi da cui lavori davvero. Tutti gli altri non arrivano nemmeno al form: la pagina risponde 404 e non resta niente da attaccare.
Come funziona il blocco geografico
Definisci i Paesi da cui l'accesso è consentito e, separatamente, gli indirizzi IP sempre ammessi a prescindere dal Paese. Un indirizzo in allowlist salta ogni controllo. Le reti private e locali non vengono mai bloccate.
La modalità pagina è la più solida delle due, ed è quella da usare a meno che qualcosa sul sito non abbia bisogno che il form di login resti raggiungibile.
La pagina di login gestisce anche cose che con l'accesso non c'entrano. Articoli protetti da password, disconnessione, conferme delle richieste privacy e conferma dell'email amministratore passano sempre, così bloccare un Paese non esclude il front-end per i suoi visitatori.
Ogni rifiuto incrementa i contatori che alimentano i grafici in bacheca e il dettaglio per Paese. La riga di log dettagliata e la notifica email sono limitate a una ogni dieci minuti per indirizzo, così un attacco non può saturare il registro.
Bloccare gli accessi per nazione in WordPress comporta dei rischi per il gestore del sito? Esiste sempre una via d'uscita: define('ADMIN3WEBBLUE_DISABLE_LOGIN_GUARD', true); in wp-config.php toglie il blocco se sei in viaggio e sei rimasto fuori. Il tuo IP attuale viene comunque aggiunto alla allowlist al salvataggio delle impostazioni.
Domande frequenti sul perchè bloccare gli accessi per nazione in WordPress
Cinque risposte su come funziona il blocco, cosa succede se viaggi e cosa dice il GDPR.
Sì, e il motivo è statistico più che tecnico. Gli attacchi automatizzati contro wp-login.php arrivano da botnet distribuite che provano migliaia di siti al giorno: non hanno alcun interesse a instradare il traffico attraverso una VPN nel tuo paese per un bersaglio qualsiasi. Il geofencing non ferma un attaccante determinato che ha scelto te, ma toglie di mezzo il rumore di fondo, che è il novanta per cento dei tentativi.
Per questo va inteso come un filtro, non come una difesa unica. Sotto restano l’autenticazione a due fattori e il limite sui tentativi falliti, che agiscono su chi il filtro lo attraversa.
Puoi scegliere. In modalità pagina, che è la predefinita, chi arriva da una nazione non consentita non vede nemmeno il modulo: il blocco agisce prima che wp-login.php mostri qualsiasi cosa. In modalità tentativo, la pagina si apre ma l’accesso viene rifiutato.
La prima è più efficace, perché non espone il modulo ai bot; la seconda è più prudente se hai integrazioni che passano dalla pagina di login. Alcune azioni restano comunque sempre raggiungibili, altrimenti si romperebbero cose che con l’accesso non c’entrano.
Se l’indirizzo è nella allowlist entri comunque: la lista degli IP autorizzati ha la precedenza su qualsiasi regola geografica. Le reti locali e gli indirizzi privati sono esclusi dal blocco per costruzione.
Quando la nazione non si riesce a determinare, il comportamento lo decidi tu con la modalità rigida: se è spenta l’accesso passa, se è accesa viene bloccato. Spenta è la scelta giusta per la maggior parte dei siti, perché un servizio di geolocalizzazione temporaneamente irraggiungibile non deve chiuderti fuori.
È il timore giusto, ed è previsto. Quando salvi regole che lascerebbero fuori il tuo indirizzo attuale, il tuo IP viene aggiunto automaticamente alla allowlist: uno strumento di sicurezza che ti serra fuori mentre lo configuri è uno strumento mal progettato.
Se il bloccare gli accessi per nazione in WordPress ti ha chiuso fuori esiste, come scritto in precedenza, la via d’uscita della costante ADMIN3WEBBLUE_DISABLE_LOGIN_GUARD in wp-config.php: questa stringa sospende le protezioni dall’esterno della bacheca, senza bisogno di entrare.
Trattare un indirizzo IP per finalità di sicurezza si fonda di norma sul legittimo interesse, e il considerando 49 del GDPR riconosce espressamente la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi come interesse legittimo del titolare. Non serve quindi il consenso dell’utente.
Restano due cose che devi fare tu: dichiarare il trattamento nella privacy policy, indicando finalità e periodo di conservazione, e verificare che il periodo dichiarato corrisponda a quello che applichi davvero. La geolocalizzazione usa un servizio esterno a cui viene inviato soltanto l’indirizzo IP, e il risultato viene messo in cache: nessun contenuto del sito e nessun dato dei visitatori lascia il tuo server.