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Guarda dentro il database prima di dare la colpa all'hosting
Pulire e ottimizzare il database WordPress non dovrebbe essere fatto da un pulsante che fa sparire cose. Questo strumento ti mostra dove è finito lo spazio — transient scaduti, tabelle più grandi, opzioni caricate a ogni richiesta — e cancella soltanto ciò che è sicuro cancellare.
Pulizia database WordPress: Come funziona
La pagina è divisa in tre parti. Due sono di sola lettura e servono a farsi un'idea; la terza è l'unica che tocca qualcosa, e riguarda i dati più innocui che ci siano.
Il consiglio è scritto nella pagina, non solo qui: le voci grandi lasciate dai plugin rimossi vanno guardate, non cancellate alla cieca. E prima di qualsiasi pulizia, un backup.
Sulla stessa schermata trovi anche lo strumento di migrazione: un cerca e sostituisci consapevole della serializzazione, con anteprima obbligatoria.
Domande frequenti
Cinque risposte su cosa occupa spazio, cosa rallenta davvero e perché questo strumento cancella così poco.
Meno spesso di quanto suggeriscano i plugin che la propongono come routine settimanale. Un database ordinato non è un obiettivo in sé: conta solo se qualcosa sta rallentando il sito o occupando spazio in modo sproporzionato.
La cosa sensata è guardare, non pulire a calendario. La pagina mostra tre elenchi — transient scaduti, dieci tabelle più grandi, opzioni più pesanti caricate a ogni richiesta — e da lì capisci se c’è davvero qualcosa da fare. Nella maggior parte dei siti la risposta è no.
I transient sono cache temporanee che i plugin salvano nella tabella delle opzioni con una data di scadenza. Quando scadono WordPress non sempre li rimuove: restano come righe inutili, e su un sito con molti plugin possono diventare migliaia.
Sono anche l’unica cosa che questo strumento cancella davvero, dopo una conferma esplicita. È l’operazione più sicura che esista sul database, perché quei dati erano già stati dichiarati usa e getta da chi li ha scritti. Se non c’è nulla da pulire, la pagina lo dice invece di mostrarti un pulsante che non farebbe niente.
Sono le opzioni che WordPress carica in memoria a ogni singola richiesta, anche quando nessuna riga di codice le userà: è il comportamento predefinito del sistema delle opzioni di WordPress. Una tabella da cinquecento megabyte che nessuno interroga pesa meno, sul tempo di caricamento, di due megabyte di opzioni in autoload lasciate da un plugin rimosso.
Per questo l’elenco delle opzioni più pesanti è il primo posto da guardare quando il sito è lento senza un motivo evidente. La tabella le mostra con la dimensione, così i residui saltano fuori da soli.
Perché è una scelta, non una funzione mancante. Una tabella grande può appartenere a un plugin dismesso — e allora si può rimuovere — oppure contenere i tuoi ordini, le tue statistiche o i dati di un modulo che usi ancora. Dall’elenco non è distinguibile con certezza, e uno strumento che lo lasciasse fare con un clic sarebbe il modo più rapido per perdere dati.
L’elenco è informativo apposta: ti dice dove guardare, poi la rimozione la fai sapendo cosa stai togliendo. Le opzioni fondamentali di WordPress sono marcate come protette e non hanno nemmeno il pulsante di eliminazione; per tutte le altre servono due conferme, e la seconda mostra il nome esatto.
Sì, ed è il motivo per cui questo strumento fa meno di altri. I plugin che ottimizzano alla cieca — svuotando revisioni, cestino, metadati orfani e tabelle sconosciute in un colpo solo — sono una causa frequente di siti che smettono di funzionare dopo una manutenzione, e il danno si scopre giorni dopo.
Prima di qualsiasi pulizia fai un backup. È l’unico annullamento che esiste quando si scrive sul database, e il modulo è nella stessa suite.